Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali                
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Nr. 3, Dicembre 2005        

In questo numero:

L'ATTUALITA'
Trasporti: La Val di Susa in mobilitazione contro la TAV
Rumore: Malpensa: nuovo trasloco di circa 400 famiglie della zona
Partecipazione: TAR di Parma: limiti ai ricorsi delle associazioni ambientaliste

L'APPROFONDIMENTO
Infrastrutture: La Tangenziale Est di Roma
Riqualificazione urbana: Il PRU Laurentino, Colle della Strega e Fosso della Cecchignola
Energia: La centrale termoelettrica di Turano, Lodigiano e Bertonico

INIZIATIVE IN CORSO
Osservatorio: Forum on-line sui conflitti ambientali
Rifiuti: L'esperienza del Tavolo di Garanzia del Piano Provinciale Gestione Rifiuti della Provincia di Modena
Formazione: AD ALT(r)A VOCE: Corso di formazione sulla prevenzione e gestione dei conflitti ambientali

NEWS
Convegno: "Le strategie partecipative e il processo negoziale nella gestione dei conflitti ambientali"
E-democracy: Lazio, una strategia innovativa per la partecipazione dei cittadini

L'ATTUALITA'
Trasporti: La Val di Susa in mobilitazione contro la TAV

Il 16 Novembre circa 50.000 persone hanno manifestato contro la realizzazione del tratto della linea TAV che in un futuro relativamente breve costituirà il collegamento tra Lione e Torino (e che consentirà il collegamento della città francese con un sistema ferroviario internazionale destinato a raggiungere Kiev attraverso il Quinto Corridoio delle TEN). Le ragioni della protesta sono riconducibili principalmente a due questioni: da un lato la relativa inutilità di una linea che garantirebbe benefici solo marginali alla movimentazione delle merci su ferro (secondo il comitato No TAV Torino, la linea esistente è sottoutilizzata e con traffico in diminuzione), dall’altro il rischio sanitario e ambientale cui la valle andrebbe incontro se venisse realizzato il tunnel di 52 km in progetto. Oltre a definire un evidente impatto dal punto di vista ambientale, il comitato pone, infatti, l’accento sul rischio derivante dalla movimentazione di ingenti quantitativi di terreno contenente tra i materiali che lo compongono anche amianto e uranio. La protesta segue cronologicamente una serie di azioni volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi connessi alla realizzazione del tracciato, iniziate a partire dal marzo 2003. Il progetto della TAV Torino-Lione rientra tra i grandi progetti infrastrutturali transeuropei e rappresenta una delle priorità dell’UE da realizzare nel corso dei prossimi anni. Il progetto è condiviso anche dal Governo Italiano, dalla Regione e dalla Provincia di Torino. Diventa quindi evidente la contrapposizione tra l’imposizione di scelte localizzative di carattere sovralocale e l’opposizione locale di chi si trova costretto a sopportare i costi ambientali e sociali dell'opera.
Il processo avviato è stato carente dal punto di vista dell’informazione e del confronto con gli abitanti della Val di Susa e questo ha influito sull’attivazione del conflitto che al momento appare legato sia all’oggetto (la realizzazione della rete) che alle modalità di definizione dello stesso, con evidenti limiti dal punto di vista procedurale. Il caso, ancora in corso e al momento lontano dalla definizione di una soluzione condivisa, offre alcuni spunti di riflessione:
1. La questione mostra un livello di complessità estremamente elevato, attraverso il coinvolgimento di numerosi livelli decisionali e l’interazione tra soggetti di natura diversa. La semplificazione del processo è una delle cause principali cui ricondurre l’attuale situazione di conflitto. Per la definizione del progetto il Governo è stato impegnato all’interno di una Commissione Tecnica per definire la data di avvio dei sondaggi (necessari per valutare la qualità del terreno). Dopo un periodo di stallo, nel mese di settembre 2004, il Governo decide di sospendere le riunioni della Commissione a causa del mancato accordo con i Sindaci della Val di Susa. Di fatto quest’azione ha significato l’eliminazione dell’unico strumento di confronto diretto con le comunità locali.
2. Il mancato confronto tra i diversi livelli istituzionali di gestione del territorio è reso possibile dall’applicazione della Legge Obiettivo, che sostanzialmente consente al Governo di operare in piena autonomia sulle opere considerate strategiche per il Paese (il progetto è, infatti, inserito nella lista delle Grandi Opere). Il fatto che la decisione sulla realizzazione dell’opera sia di competenza del Governo attraverso un iter burocratico e valutativo semplificato, influisce negativamente sulla gestione dei rapporti con gli oppositori, che di fatto si vedono esautorati da qualsiasi confronto.
3. Proprio al secondo aspetto è riferibile la situazione attuale con un’escalation di proteste da parte degli abitanti della valle. La volontà del Governo di procedere secondo quanto stabilito dalla legge, senza allungare ulteriormente la fase dialogica con le comunità locali, non fa altro che inasprire il conflitto che, con il passare del tempo è passato da questioni legate all’oggetto a questioni di procedura nella definizione delle scelte.
4. È poi importante sottolineare l’abilità del comitato no – tav nel sottoporre all'opinione pubblica questioni economiche (costo eccessivo dell’opera non giustificato dal flusso delle merci), questioni ambientali (deturpamento della valle e del proprio habitat) e questioni sanitarie (presenza di amianto e uranio nel terreno). La capacità di spostare il piano del conflitto ha consentito maggiore visibilità sui media, favorendo la mobilitazione di manifestanti anche al di fuori della valle, attraverso i circuiti ambientalisti e no - global. Nel corso degli anni i comitati della Valle di Susa ha potuto sviluppare risorse strategiche, politiche e conoscitive uniche nel panorama italiano; si tratta di un capitale accumulato in lunghi anni di protesta a progetti infrastrutturali che inevitabilmente interessano la valle: elettrodotti, ferrovia, strade.
5. Dall’interazione di queste valutazioni potrebbe emergere un possibile iter risolutivo, che dovrebbe portare le parti opposte a definire una soluzione capace di mettere a sistema le necessità dello sviluppo locale della valle con la programmazione europea. Sarebbe pertanto necessario come primo passaggio la riattivazione della Commissione Tecnica (auspicata anche da Provincia di Torino e Regione), o di uno strumento attraverso il quale vi sia la possibilità di costruire una soluzione condivisa. In realtà questo passaggio risulta essere particolarmente complicato per due motivi: da un lato il progetto TEN T è già stato approvato dal Governo (con l’appoggio dell’opposizione) e di conseguenza è legalmente inattaccabile; dall’altro il Governo ha fatto delle Grandi Opere uno dei punti fondanti del proprio programma di governo e, a sei mesi dalle elezioni politiche, la scelta di rimettere in discussione il progetto (realizzato attraverso un’attenta analisi tecnica) sembra improbabile.

Rumore: Malpensa: nuovo trasloco di circa 400 famiglie della zona

Un emendamento alla nuova legge finanziaria 2006, votato recentemente dal Senato su iniziativa della maggioranza e che con tutta probabilità sarà confermato alla Camera, prevede lo stanziamento di 30 milioni di euro per 15 anni per un totale di 450 milioni di euro da destinare ad una nuova fase di delocalizzazione delle famiglie che abitano nella zona dell'aeroporto di Malpensa. L'intervento compensativo mira a salvaguardare la popolazione del luogo dagli impatti negativi che l'hub produce e, in particolare, dal rumore dei decolli e degli atterraggi degli aerei. La Regione Lombardia, attraverso l'Aler, acquisterà le case dei residenti (circa 400 famiglie tra Lonate Pozzolo, Somma Lombardo e Ferno) e destinerà gli immobili sgomberati ad un uso produttivo, commerciale e direzionale. Trasformazione, tra l'altro, non semplice trattandosi principalmente di villette a schiera o bifamiliari di piccole dimensioni e con giardinetti. Le famiglie interessate a queste compensazioni devono essere proprietarie di un'abitazione la cui licenza è stata emessa prima del 1999 e che rientri nelle zone dove l'inquinamento acustico supera la media di 65 decibel. Una prima delocalizzazione era già stata messa in atto con il governo D'Alema che, tra il 1998 e il 2000, aveva provveduto alla delocalizzazione di circa altre 400 famiglie che risiedevano in zona da almeno 5 anni.Con questo nuovo provvedimento ci troviamo di fronte a una compensazione economica molto significativa (secondo semplici calcoli si tratterebbe di circa 1 mln di Euro a famiglia) che, se da un lato premia la tenacia dei cittadini, dall’altro penalizza il contribuente.

Partecipazione: TAR di Parma: limiti ai ricorsi delle associazioni ambientaliste

Il TAR Emilia – Romagna, sezione di Parma, attraverso la sentenza n. 285 del 25 maggio 2005, ha stabilito che hanno diritto a ricorrere al Tribunale Amministrativo solo le associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale (o presenti in almeno cinque regioni). I circoli e le articolazioni territoriali delle stesse non potranno pertanto più ricorrere poiché, per la propria connotazione territoriale, non possono essere considerate portatrici di interessi unitari in materia. La sentenza potrebbe determinare un cambio di strategia da parte dei circoli locali delle associazioni ambientaliste e dei comitati che, per opporsi alla realizzazione di nuovi impianti da parte di soggetti privati o della pubblica amministrazione, non potranno più avvalersi di strumenti giuridici.

L'APPROFONDIMENTO
Infrastrutture: Lo smantellamento del tratto sopraelevato San Lorenzo-Prenestino della Tangenziale Est di Roma

La Tangenziale Est, prevista nel PRG del 1962, viene inaugurata nel 1975 e completata nel 1990. Prevede una serie di sopraelevate che passano all’interno di diversi quartieri (San Lorenzo, Pigneto, ecc.) e a pochissima distanza dalle abitazioni (circa due metri).
Da sempre ci sono state numerose proteste da parte di residenti, associazioni, comitati contro gli impatti negativi sulla vivibilità dei quartieri (rumore, smog, salute, invivibilità, degrado urbano). Nel 1994 per un breve periodo viene sperimentata in alcuni tratti la chiusura notturna (ore 23-6). Le proteste continuano e spingono, nel 1997, il Comune di Roma ad intervenire con uno stanziamento di 10 milioni di euro per il suo smantellamento. L’avvio dei lavori è sempre posticipato e in tutto quest’arco temporale cresce la protesta che si organizza sempre in maniera più strutturata (dibattiti, manifestazioni, polemiche, progetti alternativi, reti, ecc.).
Nel 2003, sotto la pressione di nuove proteste, viene sperimentata la chiusura temporanea nei mesi estivi (luglio-agosto) del tratto San Lorenzo-Prenestino della Tangenziale Est. Nel frattempo il Comune si attrezza con numerosi studi sulla viabilità a sostegno della chiusura definitiva, il suo smantellamento e la realizzazione di un percorso alternativo. Nel settembre 2003 finisce la sperimentazione e contestualmente viene annunciato che, entro dicembre 2003, sarà presentato il progetto di smantellamento, da avviare nel 2004, e che prevedrà il coinvolgimento di tutti in un’ottica di riqualificazione urbana e riorganizzazione della mobilità delle zone interessate.
Passa il tempo e le polemiche continuano fino a quando, nel giugno 2004, la giunta comunale approva il progetto di demolizione di quel tratto della Tangenziale Est che doveva essere avviato nel 2005 e concluso entro il 2006. A tutt’oggi i lavori non sono stati ancora avviati, anche se sembra essere stato raggiunto l’accordo di massima sullo smantellamento del tratto di Tangenziale in questione. Ma nel frattempo, approfondendo le questioni tecniche, altri argomenti sono emersi come punti di contrasto. Il più importante, su cui si giocherà gran parte della partita, è rappresentato dalla realizzazione di un percorso alternativo al tratto smantellato che sottende a diverse concezioni della città e della viabilità tra gli attori in gioco.

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Riqualificazione urbana: Il PRU Laurentino, Colle della Strega e Fosso della Cecchignola

I PRU (Programmi di Recupero Urbano), sono stati istituiti con la finalità di recuperare dal punto di vista urbanistico, sociale e ambientale alcune aree delle città che presentano situazioni di notevole criticità a partire dai comparti di edilizia pubblica. I progetti inseriti all’interno di questi programmi devono essere realizzati in compartecipazione tra soggetti pubblici e privati. La peculiarità dei PRU è legata al taglio “strategico” dei programmi che, per questo motivo hanno la possibilità di andare a variare la pianificazione vigente (normalmente vanno in deroga al PRG). In questo contesto legislativo, il PRU per il quartiere Laurentino a Roma, vuole essere promotore della riqualificazione di uno dei quartieri più problematici della capitale (il Laurentino 30, appunto).
La città di Roma è portata ad esempio negli ultimi anni come espressione dell’urbanistica partecipata, volta al coinvolgimento dei cittadini nei processi di progettazione e di trasformazione della città, con il risultato di avere ottenuto un forte senso di radicamento da parte degli abitanti. L’istituzione dei Municipi, di un Assessorato alla Partecipazione sono espressione di questo modo di fare urbanistica.
Proprio da questo contesto quindi è facile immaginare i motivi di contestazione a un progetto sulla carta vantaggioso per i cittadini stessi. La mancanza del coinvolgimento nella definizione di scelte considerate strategiche da un punto di vista generale (Comune) definite in modo esogeno, senza cioè il coinvolgimento delle Associazioni e dei livelli di Governo inferiori, ha generato una situazione di conflitto nella zona Colle della Strega/Fosso della Cecchignola.
La costituzione di un’Associazione tesa a difendere una serie di “diritti” ambientali e urbanistici, l’opposizione legale, il forte coinvolgimento dei (e l’assunzione di un “ruolo” da parte di essi), il coinvolgimento di differenti livelli della politica, caratterizzano l’evolversi della vicenda in una direzione che tuttavia non ha ancora prodotto esiti certi e definiti.
L’analisi del processo si basa su documentazione che va dal 2001 ad oggi. Il processo non è ancora concluso.

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Energia: La centrale termoelettrica di Turano, Lodigiano e Bertonico

La nuova Centrale termoelettrica di Turano, Lodigiano e Bertonico costituirebbe, se venisse realizzata, il secondo impianto di produzione energetica della Provincia di Lodi; tuttavia, la prospettiva di essere parte di una delle principali aree di produzione energetica a livello nazionale non affascina gli amministratori locali, che, specialmente nel corso degli ultimi mesi, hanno dato vita a numerose iniziative per manifestare la propria contrarietà al progetto.
L’azione degli oppositori ha però successo solo in parte: ciò che da alcuni commentatori é stato additato come lo svilupparsi di una classica sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), ad una analisi più attenta si configura essere piuttosto l’equivalente di una sindrome NIABY (Not In Anybody Back Yard).
Di fronte ad uno scenario di dissenso così marcato e così “gridato”, anche grazie all’opera di divulgazione offerta dalla stampa locale, come é stato possibile per Energia S.p.A. riuscire a portare a termine positivamente l’intero iter autorizzativo? La risposta si legge in parte dalla ricomposizione dell’ambiente decisionale, che rivela la sussistenza di condizioni di contesto particolarmente favorevoli al progetto.
Dalla ricostruzione del processo decisionale é inoltre emersa una sostanziale linearità dell’iter approvativo, traducibile nell’individuazione di un’unica fase processuale caratterizzata da momenti di forte opposizione espressa in termini di tensione mediatica, ma mai veramente in grado di incidere sull’esito del processo.
Va infine ricordato come secondo l’iter definito dalla legge 239/2004, anche nota come “sblocca centrali”, il progetto giunto ad approvazione vada “in deroga” agli strumenti ordinari di governo del territorio, similmente a quanto disposto per interventi strategici di carattere infrastrutturale dalla Legge Obiettivo, qualificando di fatto l’intervento come “servizio di interesse economico generale”.
La vicenda é ad oggi aperta: il periodo analizzato va dal giugno 2003 all’ottobre 2005.

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INIZIATIVE IN CORSO
Osservatorio: Forum on-line sui conflitti ambientali

Per promuovere un maggiore coinvolgimento di tutti coloro che hanno partecipato e parteciperanno alle attività dell'Osservatorio, da quest'anno è attivo un Forum on-line pubblico per gli studi, le tesi, gli articoli e le ricerche sul tema dei conflitti ambientali messi a disposizione da parte di tutti gli interessati. Per informazioni contattaci.

Rifiuti: L'esperienza del Tavolo di Garanzia del Piano Provinciale Gestione Rifiuti della Provincia di Modena

Si è concluso lo scorso mese di ottobre il Laboratorio, facilitato da Avanzi e dall’Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali, che ha portato alla costituzione del Tavolo di Garanzia per il Piano Provinciale Gestione Rifiuti (PPGR) della Provincia di Modena, in cui soggetti istituzionali (Provincia, Comuni e ATO) sono stati chiamati a dialogare con rappresentanti del mondo imprenditoriale e associativo per definire la stesura di un regolamento condiviso capace di facilitare il funzionamento del Tavolo.
Il Tavolo, che inizierà formalmente le proprie attività nel mese di dicembre, ha il fine di mettere a confronto le differenti realtà che si occupano a vario titolo del tema della gestione dei rifiuti in ambito provinciale, in un’ottica di monitoraggio e continuo miglioramento degli obiettivi posti all’interno del PPGR.

Formazione: AD ALT(r)A VOCE: Corso di formazione sulla prevenzione e gestione dei conflitti ambientali.

AD ALT(r)A VOCE. Il corso organizzato dall’Osservatorio per la Gestione dei Conflitti Ambientali e Territoriali, quest’anno ha avuto luogo a Roma l’8 e il 9 novembre. Oggetto del corso erano i conflitti urbani e la loro gestione. Sono emerse numerose considerazioni interessanti soprattutto attorno al concetto di conflitto come cartina di tornasole della vitalità della popolazione di un quartiere; sul problema delle periferie ancora troppo disagiate e prive di servizi per consentire ai loro abitanti un affrancamento dalle etichette e dai pregiudizi diffusi; sui modi che gli abitanti mettono in campo per identificarsi nel proprio territorio e per “farlo proprio” arrivando a trasformarlo in qualcosa di privato e non più totalmente pubblico, in qualcosa di “loro”. Anche le problematiche connesse alla convivenza tra differenti culture (stranieri, Rom, Camminanti Siciliani,…) o tra diversi usi di uno stesso territorio da parte di varie categorie di abitanti è stato un tema importante della discussione. Il corso si è articolato in lezioni ex-catedra, discussioni, esercitazioni su casi studio e una simulazione della gestione di un conflitto urbano. La partecipazione è stata molto attiva e interessata e si prevedono dei follow up per riesaminare l’andamento di alcuni dei casi-studio presentati e in corso d’opera sul territorio romano.

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NEWS
Convegni: "Le strategie partecipative e il processo negoziale nella gestione dei conflitti ambientali"
In occasione del convegno organizzato il 2 dicembre 2005 dalla Camera di Commercio di Milano, Camera arbitrale nazionale e internazionale di Milano, Avanzi - Idee, ricerche e progetti per la sostenibilità e in collaborazione con l'Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali, Matteo Bartolomeo, partner di Avanzi, e Rita Nicolini, Servizio Pianificazione Ambientale della Provincia di Modena, hanno presentato la relazione sull'esperienza sul Tavolo Permanente di Garanzia del Piano Provinciale dei Rifiuti di Modena.
Scarica la presentazione.

E-democracy: Lazio, una strategia innovativa per la partecipazione dei cittadini
La Regione Lazio ha lanciato una strategia basata sull'opportunità delle nuove tecnologia per il coinvolgimento di tutti i livelli di governo per favorire l’innovazione dei processi e il superamento del digital divide, per consentire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, fornendo loro strumenti, competenze e possibilità concrete.
Per saperne di più.

Segnalaci le tue news ed iniziative sul tema dei conflitti ambientali e territoriali via mail a info@avanzi.org.

Hanno contribuito a questo numero della Newsletter:
Matteo Bartolomeo
Matteo Zulianello
Piero Giugni
Carolina Pacchi
Sara Seravalle
Chiara Panigatta

Per maggiori informazioni:
Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali (www.conflittiambientali.it)
c/o Avanzi Srl (www.avanzi.org)

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