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     www.conflittiambientali.it
Nr.1, gennaio 2004        


In questo numero:


L'ATTUALITA'
Il deposito nazionale delle scorie nucleari e i conflitti locali: il caso di Scanzano Jonico
Il caso del decomissioning della centrale di Caorso

L'APPROFONDIMENTO
Le fonti rinnovabili: accettabilità locale
Il caso dell’eolico sull’Appennino Marchigiano
Il caso della centrale a cippato di Montalto

INIZIATIVE IN CORSO
Il decalogo per favorire l'accettabilità degli impianti di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili

News

L'ATTUALITA'
Il deposito nazionale delle scorie nucleari e i conflitti locali: il caso di Scanzano Jonico

Il caso recente delle opposizioni locali alla localizzazione del sito nazionale di deposito delle scorie nucleari a Scanzano Jonico propone diversi spunti di riflessione, a partire dall’esperienza dell’Osservatorio. Le riflessioni si situano su differenti livelli e toccano un’ampia gamma di questioni, tutte centrali rispetto al dibattito sulla gestione dei conflitti locali. Le possiamo riassumere a partire da cinque aspetti principali: il tentativo di ridurre la complessità del processo decisionale; la scelta di realizzare un unico deposito a livello nazionale; il ruolo giocato dall’incertezza scientifica e tecnica; il ruolo della protesta locale; i passi successivi per riavviare il percorso decisionale.
1. Il tentativo di semplificare i processi decisionali complessi riducendo in modo drastico il numero degli attori coinvolti, assottigliando la rete, escludendo (attori, temi, istanze, competenze, risorse) dal processo è una costante dei processi decisionali, almeno nel nostro paese. Di fronte a decisioni che sono per natura complesse, che implicano una distribuzione ineguale di costi e benefici tra gruppi di attori diversi, il decisore è sempre tentato di semplificare il processo decisionale: tuttavia, questo tentativo si rivela il più delle volte fallimentare, proprio perché una decisione di grande complessità necessita della costruzione di un percorso decisionale altrettanto complesso. In questo senso, la strategia del Governo di avocare a sé la decisione, la stessa scelta di un commissario unico (il generale Jean) vanno esattamente in questa direzione. I fatti dimostrano tuttavia che la strategia non è destinata ad essere di successo, e che i costi (in termini di tempo, di risorse economiche, di consenso politico) che si sperava di ridurre nella prima fase del processo saranno probabilmente sopportati più avanti, e in modo ancora più pesante.
2. Il secondo aspetto è anch’esso legato alla complessità del processo decisionale: il dibattito e le scelte si sono sempre concentrate su un deposito unico a livello nazionale. Sia la scorsa estate, quando era stata avanzata l’ipotesi di una localizzazione in Sardegna, sia nelle scorse settimana, con la comunicazione della scelta di Scanzano Jonico, non è mai stata messa in discussione dal Governo l’ipotesi di realizzare un solo sito o di realizzarne un numero maggiore. Se dal punto di vista dei costi senz’altro l’idea del sito unico ha senso, dal punto di vista dell’accettabilità locale complica senz’altro le cose dato che esaspera l’attrito esistente tra diffusione dei benefici (l’intera comunità nazionale) e concentrazione dei costi (un solo comune o comunque un’area ristretta). Questa scelta ha tra l’altro innescato alcune polemiche strumentali, riguardo al fatto che tutti i siti ipotizzati (compreso naturalmente lo stesso sito di Scanzano) siano localizzati nelle regioni meridionali del Paese.
3. La conoscenza scientifica (ovvero la consapevolezza e la chiarezza dei rischi legati alla costruzione, messa in esercizio e gestione del deposito) gioca in questo caso un ruolo di primo piano, più rilevante che nei casi consueti di conflitto locale. L’energia nucleare, in particolare nel nostro Paese, è circondata da un alone di insicurezza, incertezza e timore. La scarsa dimestichezza che si ha in Italia con questa modalità di produzione di energia (ricordiamo che le centrali sono spente da più di quindici anni) aumenta il timore. D’altro canto, non esiste una certezza sulle migliori modalità di stoccaggio dei rifiuti nucleari da un punto di vista tecnico: ancora in questi giorni, il dibattito sul fatto che sia meglio ipotizzare un deposito sotterraneo piuttosto che uno in superficie divide gli esperti.
4. Un punto nodale è costituito dal ruolo della protesta locale: in pochi giorni la veemenza delle forme di protesta è riuscita a mettere in discussione una decisione che sembrava immodificabile (o almeno, che come tale era stata comunicata ai cittadini). Questo naturalmente crea un precedente pericoloso: quale contesto locale non ricorrerà, se scelto per il deposito in futuro, a forme simili di protesta sperando di allontanare da sé la minaccia? Da questo punto di vista il processo rischia di arenarsi per l’incapacità, da parte del Governo, di assumersi delle responsabilità forti per scelte impopolari, e dall’altro per la mancanza di argomentazioni condivise (non sono state infatti rese note con sufficiente chiarezza le ragioni e le argomentazioni che hanno portato il Governo a selezionare il sito di Scanzano Jonico).
5. Un ultimo punto riguarda il proseguimento del processo, che si può immaginare fin da ora irto di ostacoli: se l’idea di coinvolgere in modo più pregnante le Regioni è senz’altro una buona direzione di lavoro, la creazione di una Commissione di esperti, ovvero in un certo senso l’istituzionalizzazione della questione, pone degli evidenti problemi di efficacia: di fronte a problemi di difficile soluzione, la tendenza è sempre quella di creare un organismo ad hoc che avrà l’incarico (e la responsabilità?) di dirimere la questione stessa.

Il decommissioning della centrale nucleare di Caorso e la definizione del sito nazionale di stoccaggio dei residui radioattivi

Il caso in pillole:
Tema: decommissioning di una centrale nucleare
Tipo: centrali nucleari
Promotori: diversi
Oppositori: comunità locali e ambientalisti
Motivazioni: sindrome Nimby e lotta contro il nucleare
Dove: Caorso
Da quando: 1986
Conflitto: attuale e in crescita esponenziale

L’inizio dello smantellamento della centrale nucleare di Caorso è legato all’emanazione del Documento di indirizzi Strategici per gli esiti del nucleare” nel dicembre 1999. all’interno del documento viene infatti previsto il passaggio a una dismissione accelerata, da effettuarsi in un lasso temporale pari a una ventina di anni circa.
Il conflitto locale nasce nel momento in cui Sogin, la società incaricata della dismissione, presenta una domanda di concessione edilizia al Comune di Caorso per la realizzazione di un capannone per lo stoccaggio temporaneo dei materiali radioattivi della centrale, in attesa che venga realizzato il deposito nazionale.
Il Sindaco di Caorso si rifiuta di inoltrare la domanda agli uffici competenti, poiché teme che i rifiuti una volta stoccati all’interno del capannone, possano rimanere lì per svariati anni a seguire. Inizia una battaglia legislativa tra Sogin e Comune, fino a che nel Novembre del 2002 cambiano i vertici della Società.
La volontà del presidente e dei consiglieri è quella di fermare la serie di ricorsi e richieste di commissariamento inoltrate, per intraprendere una via legata alla comunicazione delle operazioni necessarie per portare Caorso a “prato verde” nel 2017.
L’informazione viene fatta in modo approfondito nei territori dei Comuni che ospitano impianti nucleari, attraverso una serie di assemblee aperte e pubblicizzate sulla stampa locale. Nonostante la complessità della questione pare che Sogin sia riuscita a trovare una modalità di confronto con le popolazioni locali, che sembra essere in grado di affievolire la tensione tra le diverse parti in gioco.
Il problema cambia di livello nel momento in cui il Governo comunica (attraverso la lettura di un’ANSA durante il tg delle venti) che il Comune di Scanzano Jonico, dopo una serie di studi tecnici, è stato selezionato come sito adatto ad ospitare il deposito nazionale per i residui radioattivi italiani.
La protesta degli abitanti di Scanzano prima e di tutta la Basilicata in seguito esplode immediatamente. Dopo una serie di manifestazioni eclatanti (blocco della Statale Jonica e della linea ferroviaria) e dopo avere avuto la solidarietà di gran parte delle regioni del meridione e non solo, il 28 novembre 2003 il Governo decide di modificare il decreto in cui si sanciva la scelta di Scanzano: una commissione sceglierà il sito più idoneo all’interno di una rosa ristretta di una ventina di siti papabili di concerto con la conferenza Stato Regioni.
Il caso mostra come vi sia ancora una certa incapacità a trattare problemi complessi senza dovere de-cidere (prendere una decisione e calarla sul territorio, Bobbio, La democrazia non abita a Gordio) da parte di chi governa.
Senza un alto tasso di partecipazione alla scelta e di consenso, difficilmente si arriverà a un esito sia a livello locale che a livello nazionale, perpetrando la situazione di inadeguatezza attuale, in cui i materiali radioattivi si trovano stoccati all’interno degli impianti di produzione.

L'APPROFONDIMENTO
Le fonti rinnovabili: accettabilità locale

Il 30 settembre 2003 Avanzi, APER e l’Osservatorio per la gestione dei conflitti ambientali e territoriali hanno organizzato a Milano un workshop sul tema dell’accettabilità locale degli impianti produttori di energia da fonti rinnovabili, cui è seguito poi nei giorni 28 e 29 ottobre 2003 un corso di approfondimento sul tema.
Questo tema sta suscitando un grande interesse in tutta Italia sia in seguito al black out del 28 di settembre, sia grazie alla pluralità di progetti di sostenibilità ambientale che vanno diffondendo nel nostro Paese una cultura delle rinnovabili.
Quello di raggiungere l’accettabilità locale sembra essere uno scoglio difficile da superare. Da quando il rapporto Brundtland (ossia il rapporto delle Nazioni Unite “Our Common Future” del 1987) ha sancito che il sistema energetico accanto agli attributi tradizionali di accessibilità e di disponibilità deve possedere quello dell’accettabilità, e cioè considerare gli aspetti sociali ed ambientali dei processi di produzione, è emerso un vero e proprio ruolo attivo delle comunità locali nei problemi di gestione delle questioni energetiche che però viene spesso sottovalutato dai proponenti che si trovano a scontrarsi così con opposizioni che bloccano i progetti.
L’apparente irrazionalità delle motivazioni che stanno alla base dell’opposizione popolare rende vane le azioni informative tradizionali e richiede una strategia comunicativa efficace e fondata sull’inclusione degli attori nel processo sin dalle fasi di progettazione e scelta della localizzazione dell’impianto.
Il rapporto tra proponente e collettività è spesso ancora impostato come rapporto di forza e non come rapporto politico e dialettico.
Dal corso e dal workshop sono emersi numerosi spunti su come favorire l’accettabilità locale e il punto di partenza comune, oltre ad un’opportuna legislazione e ad un’individuazione assennata dei siti idonei ad ospitare gli impianti produttori di energia da fonti rinnovabili, è quello di abbandonare un processo decisionale e progettuale interno alle industrie proponenti che evita il confronto se non limitato all’ultima fase del processo quando tutto è deciso e alle comunità non si concedono forme di compensazione monetarie.
Si tratta quindi di agire aprendo un confronto esteso alla collettività, di utilizzare strumenti che favoriscano il consenso e lo legittimino (protocolli d’intesa, costruzione negoziata di sistemi aperti di controllo, negoziazione concreta, certificazioni, …).
Gli incontri milanesi hanno prodotto un decalogo, allegato di seguito, che fissa alcuni punti ritenuti dai partecipanti essenziali per raggiungere un buon livello di accettabilità locale e per diffondere la cultura delle fonti rinnovabili in modo costruttivo e strutturato.
Il decalogo attualmente sta venendo diffuso in diverse sedi istituzionali e private affinché venga firmato per adesione e adottato nei propri iter progettuali da proponenti e enti pubblici.

La realizzazione di impianti eolici nell'Appennino umbro-marchigiano

Il caso in pillole:
Tema: accettabilità locale
Tipo: centrali eoliche
Promotori: diversi
Oppositori: comunità locali e ambientalisti
Motivazioni: impatto paesaggistico
Dove: Appennino umbro-Marchigiano
Da quando: 2001
Conflitto: attuale e in crescita esponenziale

Nell'ottobre 2001 iniziano ad emergere i primi progetti per la realizzazione di impianti di produzione di energia eolica nell'Appennino Umbro-Marchigiano.
L'Appennino è un sistema territoriale in cui si concentrano dieci aree protette, oltre a numerosi siti d'interesse comunitario, zone di protezione speciale e aree floristiche. La conservazione e valorizzazione di queste risorse sono alla base della strategia di sviluppo locale.
L'avvio di progetti (oltre 300 aereogeneratori) non è accompagnato da nessuna campagna informativa e di comunicazione alla popolazione interessata e senza che nessun quadro pianificatorio territoriale sia stato preventivamente predisposto.
Molti dei siti interessati sono concentrati sull'Alto Maceratese e la Valnerina, e quindi a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini da cui sarà possibile vedere gli impianti.
I proponenti dei progetti (tra cui IVPC e Anemon) puntano sul coinvolgimento dei piccoli comuni (una decina circa) che privi di risorse finanziarie sembrano accettare di buon grado la localizzazione sul proprio territorio degli impianti e le compensazioni economiche previste.
Un primo segnale di preoccupazione sugli impatti negativi in termini paesaggistici, ambientali e socioeconomici parte dal Presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini in una lettera aperta, datata 29 marzo 2002, al Ministro dell'Ambiente, al Ministro per i Beni Culturali, ai Presidenti agli Assessori all'Ambiente delle Regioni Marche e Umbria.
In risposta alle preoccupazioni locali, le aziende proponenti ribadiscono che gli impatti ambientali delle centrali eoliche sono minimi e che l'Appennino non sarà deturpato. La Regione Marche, interviene avviando uno studio sperimentale volto a comprendere quanto lo sfruttamento del vento possa incidere sul Piano energetico in via di preparazione.
Un ulteriore appello alle istituzioni nazionali e locali e ai cittadini contro le centrali eoliche e per una più attenta pianificazione energetica parte, il 15 giugno 2002, dagli Assessori all'Ambiente delle Province di Ascoli Piceno, Macerata e Perugia e il Presidente del Parco.
La Giunta della Regione Marche adotta due delibere (la 1324 del 16/7/02 e la 1885 del 29/10/02). La prima fornisce un'interpretazione estensiva del Piano Paesistico Ambientale Regionale esentando la realizzazione degli impianti eolici, sulla base del principio di pubblica utilità, dai vincoli previsti nello stesso Piano.
La seconda indica dei criteri per la VIA di questi progetti che, secondo alcuni, trascurerebbero proprio gli aspetti ambientali.
Le associazioni ambientaliste locali (WWF, CAI, Italia Nostra), i cittadini, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed altri soggetti locali sono ormai in mobilitazione da tempo attraverso diverse iniziative di informazione, appelli, lettere aperte, costituzioni di un comitato locale (Liberi Orizzonti), coinvolgimento di enti nazionali (es. Comitato Nazionale del Paesaggio), ecc.
Le principali motivazioni di mobilitazione riguardano la tutela del paesaggio, dell'avifauna, del territorio, la scarsa incidenza sugli obiettivi di Kyoto, lo sviluppo di altre fonti rinnovabili.
Anche i proponenti si attivano a difesa dei loro progetti attraverso la costituzione di un'associazione (ANEV) che raccoglie i produttori di energia eolica e i comuni che ospitano impianti di produzione (ovviamente anche loro a favore dei progetti) o interessati da progetti, e attraverso iniziative di comunicazione sul territorio le cui argomentazioni sono la riduzione delle emissioni di CO2, il perseguimento degli obiettivi di Kyoto, le opportunità economiche.
La Conferenza dei Servizi (aprile 2003), chiamata a pronunciarsi sugli studi d'impatto ambientale presentati dai proponenti relativi a 7 progetti di impianti eolici, ne boccia 5 e ne approva 2 (con parere negativo della Soprintendenza ai beni ambientali).
In Regione Marche, il nuovo assessore all'ambiente indica come priorità la redazione di un Piano Energetico Ambientale che dovrebbe individuare, tra le altre cose, le diverse vocazioni del territorio regionale, anche in termini dei valori ambientali presenti e afferma che in assenza del Piano nessun impianto di produzione di energia eolica potrà essere realizzato.
Sebbene questa sia un'importante novità, essa non sembra ancora sufficiente, in mancanza di atti formali, a fugare tutti i dubbi da parte degli oppositori che continuano ancora oggi a chiedere concrete garanzie sul futuro degli impianti eolici nella Regione Marche.

La centrale a cippato di Mongrando nel Biellese

Il caso in pillole:
Tema: accettabilità locale
Tipo: centrali a biomasse
Promotori: diversi
Oppositori: comunità locali e ambientalisti
Motivazioni: inquinamento e possibili ripercussioni sulla salute
Dove: Mongrando (Biella)
Da quando: 2002
Conflitto: attuale e in crescita esponenziale

Nel giugno 2002 Il Consiglio Comunale di Mongrando (BL) valuta per la prima volta la possibilità di insediare nel suo territorio comunale, e più precisamente nell'area industriale del Maghetto, una centrale elettrica a cippato di potenza pari 8 MW e dimensioni ragguardevoli, da rifornire con oltre 130.000 tonnellate annue di scarti legnosi.
Il progetto non è soggetto a VIA ma a controlli soprattutto da parte dell'ASL.
Il costo complessivo della centrale è stato inizialmente preventivato dal proponente, la Comef Group di Tradate (VA), attorno ai 20 milioni di euro.
Le prime opposizioni, da parte di Pro Natura e della minoranza consiliare, si sono fondate sulla preoccupazione che una delle conseguenze di tale realizzazione potesse essere un aumento eccessivo di transito di mezzi pesanti nel territorio, sulla paura di riscontrare nelle emissioni sostanze nocive per gli abitanti del paese e su una presunta inutilità di tale centrale per Mongrando e per il Biellese (troppe criticità e troppi rischi a fronte di nessun beneficio sostanziale). La controproposta dell'opposizione era di realizzare 12 centrali di piccola taglia al posto di una di grosse dimensioni.
Nel settembre 2002 si formalizza la nascita di un comitato anticentrale in Valle Elvo, su iniziativa del sindaco di Netro, deciso a coinvolgere i colleghi dei comuni limitrofi, contro la realizzazione della centrale.
A metà ottobre del 2002 il progetto è stato presentato allo Sportello unico della Provincia ed è stata fissata un'assemblea per la discussione del progetto aperta alle forze dell'ordine, ai sindacati, agli imprenditori, alle associazioni di categoria, all'ASL, alle associazioni che si occupano di salute e prevenzione (Fondo Tempia).
Non viene predisposta una campagna informativa capillare ma si opta per una serie di consigli comunali aperti anche a cittadini, agricoltori, Comuni della Valle Elvo.
La ditta proponente ha assicurato un monitoraggio continuo dei fumi, la regolamentazione delle emissioni di anidride carbonica, la disponibilità del proponente a discutere il progetto coi cittadini e a correggerlo in base alle indicazioni emerse dai tavoli di negoziazione, la diffusione di informazioni sulle biomasse e sulle fonti rinnovabili in genere.
Rispetto alla produzione del combustibile si propone di ricavarlo dalla pulizia delle superfici a bosco ed eventualmente di indurre anche i privati a conferire il loro legname di scarto alle centrali o di convincere gli agricoltori a convertire le loro coltivazioni in pioppeti.
Un partito (la Lega) inizia una raccolta di firme per indire un referendum contro la centrale.Gli agricoltori, si astengono dall'esprimere giudizi di merito sul progetto e si dicono disposti a sperimentare sul campo le rese del mais destinato a combustione.
Il 14 gennaio 2003 con una mozione votata con 19 voti favorevoli e due astensioni il progetto veniva respinto dal consiglio comunale di Biella che chiedeva di subordinare ogni decisione in proposito ad una concertazione con tutti i comuni biellesi in una logica di programmazione.
Nel marzo 2003 viene formata una commissione composta da ASL e ARPA per valutare i l'impatto sociale e ambientale connesso alla realizzazione della centrale.
Nello stesso periodo viene proposta l'istituzione a Mongrando di una consultazione popolare approvata all'unanimità dal consiglio comunale tenutasi il 23 ottobre 2003.
L'esito del processo di negoziazione, condiviso da tutte le parti interpellate, è al momento positivo per la realizzazione di una centrale a cippato ma di dimensioni ridotte (altezza fissata a 12 metri) rispetto al progetto iniziale, con controlli rispetto ai combustibili utilizzati, affinché essi siano di produzione locale e totalmente privi di colle e sostanze sintetiche e con un monitoraggio costante dei fumi e delle polveri emesse.

INIZIATIVE IN CORSO
Il decalogo per favorire l'accettabilità degli impianti di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili

Premessa
Il decalogo trae origine da un workshop tenutosi a Milano il 30 settembre 2003, organizzato dall'Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali (www.conflitiambientali.it), Avanzi - Idee, ricerche e progetti per la sostenibilità (www.avanzi.org) e dall'APER, l'associazione che rappresenta i produttori di energia da fonti rinnovabili (www.aper.it). Il workshop, cui hanno partecipato enti locali, produttori di energia, associazioni ambientaliste e di consumatori e altri portatori d'interesse, è stata un'occasione per riflettere in maniera aperta sulle barriere di tipo sociale allo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili. Il workshop ha inoltre evidenziato alcuni percorsi per superare tali barriere e favorire l'inserimento sostenibile degli impianti nel territorio. Il presente decalogo contiene delle raccomandazioni evidenziate da diversi attori prima del workshop (attraverso interviste mirate), durante il workshop stesso e nei contatti che hanno seguito l'evento. Il decalogo ha l'obiettivo di mettere in evidenza gli elementi di comunanza tra gli interessi dei diversi attori e di suggerire comportamenti che favoriscano la comprensione e il dialogo aperto tra gli attori stessi. Affinché il decalogo rappresenti uno strumento efficace al conseguimento degli obiettivi sopra enunciati, viene richiesto ai produttori, alle associazioni, ai rappresentanti istituzionali degli attori locali, regionali e nazionali di firmare in calce questo documento. Il documento verrà ampiamente diffuso presso la stampa e i firmatari verranno coinvolti nell'avviare iniziative per favorire l'applicazione del decalogo.

Il decalogo
1. Tutti gli attori ritengono che gli impianti di produzione da fonti rinnovabile (eolico, biomasse, solare, piccolo idroelettrico) siano fondamentali per lo sviluppo del paese in armonia con l'ambiente e il territorio e per assicurare un livello minimo di fornitura di energia. Lo sviluppo di questi impianti deve essere complementare con le politiche volte a favorire il risparmio energetico dal lato della domanda finale e intermedia.
2. I produttori e le loro associazioni, le associazioni ambientaliste e gli enti locali ritengono fondamentale per il successo del processo localizzativo il coinvolgimento degli attori locali fin dalle prime fasi della pianificazione energetica, della progettazione degli impianti e, successivamente, in quelle della realizzazione e gestione degli stessi.
3. Gli attori considerano cruciale il ruolo della comunicazione tra le parti: questa deve avvenire il più possibile in maniera diretta, rispettosa e inclusiva; deve inoltre favorire lo l'attenuazione delle asimmetrie informative tra i diversi attori.
4. Gli enti locali, le associazioni di categoria e le associazioni ambientaliste chiedono ai quotidiani, alle radio e alle televisioni locali di mantenere l'indipendenza e l'equilibrio necessari per informare gli utenti lungo tutto il processo decisionale e di vigilare nel tempo, con altrettanta cura, affinché gli impianti stessi vengano gestiti correttamente.
5. Gli attori concordano sul fatto che gli impianti di produzione da fonti rinnovabili non debbano essere localizzati in aree pregiate e in prossimità di zone residenziali. Auspicano altresì che gli enti locali si impegnino a individuare in sede di pianificazione e attraverso processi di concertazione le aree idonee per la localizzazione degli impianti. Pianificazione e programmazione ai diversi livelli di governo locale e nazionale hanno il compito di favorire la creazione di un quadro di certezza per cittadini e imprese.
6. Gli enti locali, le associazioni di categoria e le associazioni ambientaliste, riconoscendo l'importanza dello sviluppo degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, ritengono opportuno avviare campagne e iniziative di sensibilizzazione a favore del grande pubblico
7. I proponenti si impegnano ad assicurare la realizzazione di buoni progetti e ad assicurare che l'operatività degli impianti sia conforme a quanto previsto dai sistemi di gestione della qualità (ISO 9000) e i sistemi di gestione ambientale (ISO 14000 e/o EMAS) in modo che la qualità ambientale, la gestione dei rischi, i rapporti con le comunità locali siano ottimali
8. Tutti gli attori ritengono fondamentale assicurare alle popolazioni ospitanti il maggior numero di vantaggi (in termini di occupazione, di teleriscaldamento, di accesso a servizi di efficienza energetica avanzati e altri servizi affini) connessi alla realizzazione e all'esercizio dell'impianto. E' opinione condivisa che la micro-generazione o generazione diffusa sia una strada che, ove percorribile, può evitare che i danni degli impianti gravino interamente su poche comunità locali
9. Per assicurare il pieno rispetto delle promesse in sede di concertazione locale, tutti gli attori si impegnano a individuare forme di garanzia degli impegni presi ed eventualmente a creare comitati di garanzia indipendenti con poteri effettivi che affianchino la realizzazione e l'operatività degli impianti
10. tutti gli attori ritengono che, laddove i requisiti indicati precedentemente vengano soddisfatti, esistano tutti i gli elementi affinché il dibattito sull'impianto avvenga in un clima sereno, costruttivo e di rispetto reciproco. Inoltre si impegnano a dare pubblicità, a informare le sedi periferiche e a fornire assistenza alle stesse affinché i principi qui enunciati non vengano traditi

NEWS

19 - 21 gennaio '04 Berlino (Germania) European conference for renewable energy intelligent policy options
Info: European Renewable Energy Council (EREC)
e-mail: berlin2004@erec-renewables.org
http://www.erec-renewables.org/berlin2004.htm


disponibile sul sito di Avanzi la prima indagine sullo stato dell'Agenda 21 Locale in regione Campania

Novità dall'Osservatorio:
- Sono disponibili i materiali utilizzati nel workshop e nel corso sul tema "Accettabilità locale degli impianti produttori di energia da fonti rinnovabili" tenutosi a Milano nel mese di ottobre 2003
- Pubblicato articolo sul numero di settembre/ottobre 2003 di "Nuova Energia" dal titolo "Fonti Rinnovabili, un bene (non sempre) accetto", a cura di Carolina Pacchi e Matteo Bartolomeo
Hanno contribuito a questo numero della Newsletter:
Matteo Bartolomeo
Piero Giugni
Carolina Pacchi
Sara Seravalle
Matteo Zulianello
Per maggiori informazioni:
Osservatorio Gestione Conflitti Ambientali e Territoriali (www.conflittiambientali.it) c/o Avanzi Srl , Via Rossetti, 9, cap. 20145, Milano, tel. 02-48027024, fax 02-36518117, seravalle@avanzi.org, www.avanzi.org